Ieri ho seguito due processi in Corte d’Assise a Milano: quello ad Alessia Pifferi e quello a Rosa Fabbiano. Si tratta di due casi estremamente delicati e in questo articolo voglio condividere un dilemma etico di fronte al quale mi sono trovato.

Sul processo ad Alessia Pifferi, la Corte ha respinto la richiesta del PM Francesco De Tommasi di ascoltare il consulente tecnico di parte, poiché ha ritenuto sufficiente la relazione già presentata dall’accusa. Inoltre, PM e Parte Civile hanno insistito affinché una nuova perizia psichiatrica non venisse approvata poiché Alessia Pifferi “ha risposto con lucidità alle domande a lei poste e non ha mai dimostrato problemi di salute mentale rilevanti nel corso della sua vita”. La Corte ha comunque deciso di approvare la perizia per misurare la pericolosità sociale dell’imputata e determinare la sua capacità di intendere e volere al momento del fatto e, quindi, la sua imputabilità.
Riguardo il processo a Rosa Fabbiano, dato che non ne ho mai parlato attraverso i miei canali, è bene che introduca la vicenda: l’imputata è una donna 47enne, accusata di aver ucciso la madre di 84 anni, sezionandone il corpo e lasciandolo per settimane nella vasca da bagno. Il fatto è accaduto a Melzo (MI).
In aula sono state videoproiettate le immagini dell’autopsia del corpo della vittima, accompagnate dai resoconti scientifici dei consulenti tecnici: la dott.ssa Cristina Cattaneo, il dott. Giuseppe Lanza Attisano e il dott. Eugenio Biagio Leone. Le conclusioni convergono sul fatto che il corpo, “depezzato in 9 parti”, è stato precedentemente “afflitto da soffocazione”.

Una nota sulla dott.ssa Cristina Cattaneo: è il medico legale piu noto d’Italia e responsabile del Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense di Milano. Negli anni si è occupata di eseguire autopsie per importanti casi di cronaca nera come quello delle Bestie di Satana, di Yara Gambirasio e di Elisa Claps. Nel 2018 ha pubblicato “Naufraghi senza volto”, libro nel quale racconta il suo lavoro di identificazione dei migranti vittime del Mar Mediterraneo nel tentativo di raggiungere una terra di speranza.
Tornando al processo a Rosa Fabbiano, la visione delle fotografie dell’autopsia, oltre ad aver provato la mia sensibilità, mi hanno posto di fronte a un quesito etico: sin dall’inizio di questo progetto, per amor di verità, cerco di riportare sempre ciò che accade, così com’è e senza compromessi. Avrei dovuto riportare nella mia illustrazione anche una rielaborazione grafica di quelle fotografie?

Ci ho riflettuto e ho deciso che quel corpo non meritava una narrazione ossessiva e sensazionaistica. Quando parlo di “narrazione morbida” in relazione al mio lavoro, intendo proprio questo: scegliere di raccontare ciò che accade nelle aule, anche i momenti piu sconcertanti, dando priorità a ciò che informa piuttosto che a ciò che soddisferebbe curiosità morbose. Questo nel rispetto della dignità di tutte persone coinvolte. Ho optato quindi per una delle slide disegnata che spiegava correttamente l’accaduto.
