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Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario

2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli
2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli
2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli

Nel Marzo 2024, Studio Aperto Mag trasmette su Italia 1 un servizio di approfondimento sull’illustrazione giudiziaria a cura di Gigi Sironi. Gigi ha seguito con me un’udienza in Corte d’Assise a Milano, mentre ero intento a ritrarre dal vivo ciò che accadeva in aula.

Abbiamo parlato di linguaggi alternativi, di narrazione morbida, di ricerca e tempi diversi da quelli televisivi, di arte all’interno del contesto giudiziario. È stata una chiacchierata davvero interessante, diventata poi un servizio disponibile qui:

Ecco la trascrizione del servizio: 

2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli
2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli

Gigi Sironi: Il pennello e gli acquerelli non si fermano neanche nei momenti di pausa dell’udienza. Ma nella sua borsa non ci sono sentenze e documenti, c’è un boccettino d’acqua che serve per diluire i colori, e spunta un asciugamano, dove Andrea intinge il pennello. Il suo è un lavoro veloce ma sapiente, attento: ogni tratto è calibrato.

Andrea Spinelli: Questo progetto ha l’ambizione di voler, come dici tu, ammorbidire ciò che viene ritratto, ciò che viene visto durante i processi.

G. S.: Costruire una narrazione morbida, è questo che fa il ritrattista giudiziario. A bassa voce, lo intervistiamo mentre lavora nel bel mezzo di un’udienza della Corte d’Assise in Tribunale a Milano.

A. S.: In America è proprio una cultura che dura, pensa, addirittura dai tempi dei processi alle streghe di Salem.

2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli
2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli

G. S.: in America li chiamano courtroom sketchers, tradotto significa “abbozzatori di tribunale”. Da noi Andrea Spinelli è l’unico, per il momento, perché in Italia è la prima volta in assoluto che un ritrattista giudiziario entra in aula per assistere alle udienze.

A. S.: Trovandomi in Corte d’Assise che è, appunto, la sezione dove vengono processati i crimini più violenti, più scioccanti per la comunità, ciò a cui do più attenzione sicuramente sono le reazioni emotive.

G. S.: Si tratta di fermare su carta, impressionare, un momento dell’udienza che racconta quella giornata in aula.

A. S.: Questo era un momento particolarmente intenso in cui si raccontava proprio della scoperta dell’accaduto. Poi, la tecnica che ho acquisito negli anni dipingendo ad acquerello, è molto espressiva e, quindi, si lega molto bene a questa ricerca che faccio. Perché è proprio una ricerca, mi interessa la parte umana, psicologica. È questa la parte più interessante di questi processi secondo me. È anche importante riuscire a entrare in quello che si dice, in quello che viene discusso e sentirlo, riportarlo. Diventi un po’ come una sorta di spugna, come se fosse un mosaico di tante piccole situazioni, tante piccole storie, che sono concatenate e possono raccontare una una vita o un pezzo di vita, in un momento spesso tragico, come accade in questa sezione del Tribunale.

G. S.: In Corte d’Assise vengono giudicati i crimini più violenti e i casi di cronaca più scioccanti per la comunità. Il lavoro del ritrattista è proprio quello di scavare la ricerca di una reazione o di un’emozione per poi illustrarla, che è come raccontarla, ma mettendole davanti un filtro

A. S.: È il termine esatto, un filtro che permette di assorbire queste informazioni, anche con un tempo diverso. Il fatto che si tratti appunto di vite, di condizioni, di epiloghi molto molto pesanti, questo mi dà ancora di più la sensazione di dover trasmettere nel modo corretto quello che vivo qui dentro.

2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli
2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli

Titoli del telegiornale: Diciotto anni dopo torna in aula la Strage di Erba. Uccisa con trentasette coltellate dal fidanzato. Folla all’apertura del processo.

G. S.: Quello che succede all’interno di un’aula di tribunale, a volte, non si può riprendere, ma si può illustrare. Fermare con degli acquerelli su un foglio di carta, è questo il lavoro di Andrea.

A. S.: Questo progetto nasce anche con la consapevolezza che, a volte, la narrazione puramente fotografica, visiva, può risultare aggressiva. Uno degli scopi, l’ambizione di questo progetto è riuscire a raccontare in un modo meno crudo ma, allo stesso tempo, impattante, ovviamente, ma più morbido.

2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli
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G. S.: Se per questioni di sicurezza o di ordine pubblico i mezzi di ripresa audiovisiva non sono ammessi in aula, questo progetto sperimentale di arte giudiziaria rappresenta una terza via, come spiega il dottor Fabio Roia, Presidente del Tribunale di Milano.

Dott. Fabio Roia: In realtà non si tratta di un passo indietro rispetto alla tecnologia, ma secondo me di un passo avanti o di un passo di riflessione, perché la possibilità di riprendere, anche in maniera meno aggressiva i volti, le espressioni, i tratti delle persone che sono i protagonisti di un processo penale, è una forma che coniuga un velo di attualità e di cronaca giudiziaria, ma anche e soprattutto di arte.

G. S.: Qui, vedete, ci siamo anche noi giornalisti con le telecamere, ma parliamo di due linguaggi diversi.

A. S.: Il mio sogno è renderlo proprio un linguaggio alternativo a quello delle telecamere o, comunque, uno strumento in più, anche per voi professionisti di questo settore, per raccontare questo tipo di realtà.

2024-3-6 Studio Aperto Mag – Il mestiere del ritrattista giudiziario con Andrea Spinelli
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Processo a Rosa Fabbiano: chiesti 28 anni di reclusione, esclusa la premeditazione

Il PM Elisa Calanducci chiede 28 anni di reclusione per l’imputata.

Processo a Rosa Fabbiano, udienza del 13 Novembre 2023 presso la Corte d’Assise del Tribunale di Milano.  Qui tutte le illustrazioni del processo ad Rosa Fabbiano.

Si è aperta la discussione del processo a Rosa Fabbiano. L’avvocato Ligotti, difensore dell’imputata, era assente per motivi di salute. La Corte ha quindi interloquito con le parti, che si sono accordate per far discutere il PM e differire alla prossima udienza l’arringa difensiva.

Il PM Elisa Calanducci chiede 28 anni di reclusione per l’imputata.
Il PM Elisa Calanducci chiede 28 anni di reclusione per l’imputata.

La Dott.ssa Calanducci, PM, ha chiesto anni 28 di reclusione per l’imputata. In particolare, la PM ritiene che l’imputata debba essere dichiarata colpevole di omicidio aggravato dal vincolo di ascendenza e dalla minorata difesa della vittima.

In merito alle attenuanti generiche, la PM ha sostenuto che esse vanno concesse in considerazione delle condizioni di salute dell’imputata, che ha subito un intervento chirurgico per un tumore, e della sua situazione familiare difficile. La PM ha escluso la premeditazione, ritenendo che Fabbiano non avrebbe avuto motivi economici per uccidere la madre.

Il PM ha infine chiesto il nulla osta alla tumulazione della salma della vittima, ma la difesa si è riservata di opporsi, in considerazione della possibilità di chiedere una nuova perizia in appello.

Il PM ha replicato affermando che sono stati prelevati campioni doppi, di conseguenza non sarebbe necessario non far tumulare la salma. Inoltre, ha richiesto la restituzione del veicolo posto sotto sequestro, poiché non risulta utile ad ulteriori accertamenti.

La Corte ha fissato la prossima udienza al 19 Dicembre 2023, per consentire alla difesa di discutere e presentare le sue conclusioni.

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Nuova perizia per Alessia Pifferi e consulenza tecnica per Rosa Fabbiano

Da sinistra a destra: la dott.ssa Cristina Cattaneo, il dott. Giuseppe Lanza Attisano e il dott. Eugenio Biagio Leone mentre espongono i risultati delle consulenze tecniche sul corpo della vittima. Sullo sfondo viene proiettata una slide che mostra i punti di taglio del cadavere depezzato in 9 parti.

Ieri ho seguito due processi in Corte d’Assise a Milano: quello ad Alessia Pifferi e quello a Rosa Fabbiano. Si tratta di due casi estremamente delicati e in questo articolo voglio condividere un dilemma etico di fronte al quale mi sono trovato.

L'avvocato di Parte Civile Emanuele De Mitri e la sorella dell'imputata, Viviana Pifferi, prendono atto del fatto che sarà disposta una perizia psichiatrica nei confronti dell'imputata. Sullo sfondo, il Presidente della Corte d'Assise di Milano Ilio Mannucci Pacini.
L’avvocato di Parte Civile Emanuele De Mitri e la sorella dell’imputata, Viviana Pifferi, prendono atto del fatto che sarà disposta una perizia psichiatrica nei confronti dell’imputata. Sullo sfondo, il Presidente della Corte d’Assise di Milano Ilio Mannucci Pacini.

Sul processo ad Alessia Pifferi, la Corte ha respinto la richiesta del PM Francesco De Tommasi di ascoltare il consulente tecnico di parte, poiché ha ritenuto sufficiente la relazione già presentata dall’accusa. Inoltre, PM e Parte Civile hanno insistito affinché una nuova perizia psichiatrica non venisse approvata poiché Alessia Pifferi “ha risposto con lucidità alle domande a lei poste e non ha mai dimostrato problemi di salute mentale rilevanti nel corso della sua vita”. La Corte ha comunque deciso di approvare la perizia per misurare la pericolosità sociale dell’imputata e determinare la sua capacità di intendere e volere al momento del fatto e, quindi, la sua imputabilità.

Riguardo il processo a Rosa Fabbiano, dato che non ne ho mai parlato attraverso i miei canali, è bene che introduca la vicenda: l’imputata è una donna 47enne, accusata di aver ucciso la madre di 84 anni, sezionandone il corpo e lasciandolo per settimane nella vasca da bagno. Il fatto è accaduto a Melzo (MI).

In aula sono state videoproiettate le immagini dell’autopsia del corpo della vittima, accompagnate dai resoconti scientifici dei consulenti tecnici: la dott.ssa Cristina Cattaneo, il dott. Giuseppe Lanza Attisano e il dott. Eugenio Biagio Leone. Le conclusioni convergono sul fatto che il corpo, “depezzato in 9 parti”, è stato precedentemente “afflitto da soffocazione”.

La dottoressa medico legale Cristina Cattaneo responsabile dell'Abanof
La dottoressa medico legale Cristina Cattaneo responsabile dell’Abanof. Fonte: raiplay.it

Una nota sulla dott.ssa Cristina Cattaneo: è il medico legale piu noto d’Italia e responsabile del Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense di Milano. Negli anni si è occupata di eseguire autopsie per importanti casi di cronaca nera come quello delle Bestie di Satana, di Yara Gambirasio e di Elisa Claps. Nel 2018 ha pubblicato “Naufraghi senza volto”, libro nel quale racconta il suo lavoro di identificazione dei migranti vittime del Mar Mediterraneo nel tentativo di raggiungere una terra di speranza.

Tornando al processo a Rosa Fabbiano, la visione delle fotografie dell’autopsia, oltre ad aver provato la mia sensibilità, mi hanno posto di fronte a un quesito etico: sin dall’inizio di questo progetto, per amor di verità, cerco di riportare sempre ciò che accade, così com’è e senza compromessi. Avrei dovuto riportare nella mia illustrazione anche una rielaborazione grafica di quelle fotografie?

Da sinistra a destra: la dott.ssa Cristina Cattaneo, il dott. Giuseppe Lanza Attisano e il dott. Eugenio Biagio Leone mentre espongono i risultati delle consulenze tecniche sul corpo della vittima. Sullo sfondo viene proiettata una slide che mostra i punti di taglio del cadavere depezzato in 9 parti.
Da sinistra a destra: la dott.ssa Cristina Cattaneo, il dott. Giuseppe Lanza Attisano e il dott. Eugenio Biagio Leone mentre espongono i risultati delle consulenze tecniche sul corpo della vittima. Sullo sfondo viene proiettata una slide che mostra i punti di taglio del cadavere depezzato in 9 parti.

Ci ho riflettuto e ho deciso che quel corpo non meritava una narrazione ossessiva e sensazionaistica. Quando parlo di “narrazione morbida” in relazione al mio lavoro, intendo proprio questo: scegliere di raccontare ciò che accade nelle aule, anche i momenti piu sconcertanti, dando priorità a ciò che informa piuttosto che a ciò che soddisferebbe curiosità morbose. Questo nel rispetto della dignità di tutte persone coinvolte. Ho optato quindi per una delle slide disegnata che spiegava correttamente l’accaduto.