Il TG2 della RAI ha trasmesso il servizio “Reportage a Colori”, a firma di Sara Grattoggi, dove viene raccontata la mia attività di illustratore giudiziario al Tribunale di Milano. Il servizio, precedentemente trasmesso dal il TGR Lombardia, è qui riproposto in una versione più estesa.
Link al video originale: rainews.it
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Trascrizione dell’audio
Classe 1990, ha preso esempio dalla tradizione americana e si è creato il mestiere di Illustratore Giudiziario. Segue i processi nelle aule di Corte d’Assise e li descrive col pennello. [Il servizio di] Sara Grattoggi.
Andrea Spinelli: “Questo l’ho realizzato durante la lettura della sentenza del primo processo che ho seguito. È un momento abbastanza forte, molto forte, della lettura della sentenza in cui ho visto l’imputata confrontarsi con questa emozione travolgente della lettura“.
Sara Grattoggi: “Una donna senza occhi, senza bocca”.
A. S.: “Sì, perché credo che si possa rendere l’emotività di un momento così tragico, così impattante, a volte anche senza riportare necessariamente i tratti somatici ma, appunto, giocando con i colori”.
S. G.: “Con matite, inchiostro e acquerelli, ha iniziato a documentare dal vivo alcuni dei processi celebrati in tribunale a Milano, portando per la prima volta in Italia l’Illustrazione Giudiziaria che in altri Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, è una tradizione consolidata, soprattutto quando le telecamere non sono ammesse in aula. Una particolare forma di reportage che Andrea Spinelli, classe 1990, ha scelto per unire due sue grandi passioni”.
A. S.: “Questa mia idea è nata anzitutto da una passione che ho per la cronaca nera, il crime, che ho fuso con quello che è il mio lavoro, cioè l’illustratore, in particolare illustratore inerente a eventi dal vivo. Ho cercato di fondere queste due questi due aspetti della mia vita molto importanti, rifacendomi alla tradizione americana dei Courtroom Sketchers”.
S. G.: “Quanti processi hai seguito finora?”
A. S.: “Finora ho seguito cinque processi, per lo più in Corte d’Assise, che è appunto la sezione dove si svolgono i processi per i reati più cruenti.
S. G.: “Come scegli i processi da seguire? Cos’è che ti cattura?”
A. S.: “Quello che più mi attira sicuramente è l’aspetto psicologico e quello che cerco di rendere attraverso la mia arte è l’aspetto emozionale di quello che si respira nelle aule”.
S. G.: “Fra i processi che sta seguendo ormai da mesi, quello che vede imputata Alessia Pifferi per l’omicidio della figlia Diana di diciotto mesi lasciata a casa da sola per sei giorni e morta di stenti”.
A. S.: “È una vicenda estremamente delicata, con delle emozioni molto forti che si sentono in aula. Mi ha colpito in particolare la sensazione di vuoto che ho percepito quando l’imputata ha testimoniato, ma anche la rabbia e la voglia di giustizia delle parti lese”.
S. G.: ”Una sperimentazione che presto potrebbe trasformarsi in un progetto strutturato”.
A. S.: “Grazie alla collaborazione con la Presidenza del Tribunale di Milano, stiamo cercando di creare un protocollo riguardo questa attività, in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Milano, per rendere appunto questa attività non solo uno strumento artistico, ma uno strumento utile sia per il processo che per l’informazione”.
S. G.: “Un’attività che lo sta facendo conoscere ora anche dal grande pubblico”.
A. S.: “Vedo con grande soddisfazione che oltre alla curiosità, c’è anche voglia di capire e di vivere le emozioni del processo e anche i fatti che accadono attraverso i disegni e questo mi rende assolutamente felice”.
