
4 Marzo 2024, Tribunale di Milano. In Corte d’Assise riprende il processo a carico di Alessia Pifferi. L’aula accoglie una folla numerosa, composta in gran parte da giornalisti. Mi districo con difficoltà tra le telecamere e i presenti, cercando i punti di vista migliori dai quali disegnare i momenti chiave del processo.
L’avvocato difensore Alessia Pontenani chiede un rinvio dell’udienza, sostenendo che il tempo per visionare il materiale della perizia non sia stato sufficiente. Il Presidente Ilio Mannucci Pacini decide di ascoltare la perizia del dottor Elvezio Pirfo prima di decidere a riguardo.


Pirfo dichiara che Alessia Pifferi è “in grado di intendere e di volere, anche al momento del fatto”. Afferma che l’imputata non sia portatrice di “deficit cognitivo”, nonostante abbia una “identità incompiuta” e soffra di “alessitimia”.
Mi allontano dall’aula e mi avvio verso la Corte d’Appello d’Assise, dove si tiene l’astensione indetta dalla Camera Penale di Milano. L’evento è una protesta contro la scelta del Pm Francesco De Tommasi di aver aperto un’inchiesta, con l’accusa di falso e favoreggiamento, a carico dell’avvocato Alessia Pontenani (difensore di Alessia Pifferi).

Realizzo un’illustrazione dell’assemblea e torno in Corte d’Assise, dove troverò il Pm Francesco De Tommasi intento nel suo intervento. De Tommasi sostiene che l’imputata sia stata “imbeccata” dalle psicologhe del carcere di San Vittore e che di ciò fornirà prova “nero su bianco”.
L’udienza giunge al termine, mi siedo appena fuori dall’aula e sistemo gli ultimi ritocchi delle illustrazioni, rendendomi conto di quanto, a volte, il mio lavoro possa andare oltre la singola udienza e rivelarsi decisamente dinamico.

